Ormai sono quasi due anni da quando la mia passione per la sartoria e l’artigianato Made in Italy mi hanno spinto a viaggiare per il Bel Paese. Da Milano a Bologna, per poi scoprire numerose realtà pugliesi, passando per Roma. Ma c’era qualcosa che ancora mancava alla completezza del mio percorso: la ciliegina sulla torta non poteva che essere la scuola Napoletana di sartoria. Ebbene, oggi posso finalmente dire di aver aggiunto un quid pluris, IL quid pluris per eccellenza, al mio bagaglio culturale, grazie alla conoscenza di Alessandro Amirante. Come ben sapete, la maggior parte delle storie che vi racconto hanno come protagonisti principali giovani sarti e artigiani. In quanto ragazzo anche io, ciò che mi prefisso di trasmettere è che il nostro Paese, a contrario di quanto si possa pensare, non ha bisogno né di “fughe di cervelli”, né di trovare al di fuori dei suoi confini, delle promettenti realtà emergenti in questo settore. L’Italia è ancora oggi, e per sempre lo sarà, l’epicentro mondiale della classe e del savoir fair, e tutto ciò passa proprio da ragazzi come Alessandro.

Fa quasi impressione dirlo, ma Alessandro è un imprenditore di 25 anni che ha deciso di investire tempo, denaro e fatiche nel settore, già di per se’ difficile, della sartoria.  Non è un sarto e non si spaccia come tale (come tiene sempre a specificare), ma porta avanti sorprendentemente il suo lavoro entrepreneurial, che è la cosa che sa fare meglio. Dalla sua forte passione per la sartoria (si fa commissionare abiti dai migliori sarti di Napoli fin dall’età adolescenziale) è nato uno studio approfondito sulla storia della sartoria napoletana, facendo sì che ricerca e qualità fossero il perno della sua ormai affermata realtà creando, poco più di un anno e mezzo fa, Alessandro Amirante Napoli. Il suo show-room si trova a Santa Lucia, nel cuore di Napoli a due passi da piazza Plebiscito e Castel Dell’Ovo, in Via Marino Turchi. E’ qui che Alessandro riceve i suoi clienti, dinanzi ad un buon caffè napoletano, ma soprattutto di fronte una splendida vista mare. Perché la classe non è acqua.
Come vi dicevo, Alessandro non è un sarto, ma la sua meticolosità e passione per la sartoria lo hanno spinto a selezionare accuratamente gli artigiani che lavorano per lui con due prerogative: esperienza e attitudini che fossero rispettose delle antiche tradizioni sartoriali napoletane.
Il titolo di questa storia, però, non è stato scelto a caso. Sebbene Alessandro proponga capi fortemente connotati dalle canoniche caratteristiche della sartoria napoletana (giacca destrutturata con spalla a camicia, revers ampi e mai banali, giacca lunga e leggera, manica con un giro di 10 cm maggiore della spalla per creare maggiore comodità nei movimenti), la sua giovane età lo ha spinto alla ricerca di un prodotto fresco e giovanile. Non a caso la sua clientela è composta da ragazzi che, come lui, o sono appassionati del settore e prediligono un armadio formale per proprio diletto, o si sono apprestati da poco a entrare nel mondo del lavoro e quindi sono orientati su questo stile per necessità d’immagine e/o lavorativa. Ecco perché “sartoria napoletana 2.0“.

Inoltre, la voglia di emergere e di farsi conoscere, spinge Alessandro ad offrire non solo un servizio di abiti su misura, ma anche tutto ciò che ne è di contorno. Da camicie a cravatte, persino le bretelle (rigorosamente prodotte in Italia da artigiani con trentennale esperienza) il cui taglio del tessuto, sia quello elastico che quello delle aste anteriori, e della pelle conciata al naturale è realizzato manualmente, riducendo ai minimi termini l’uso di macchine. Ultimamente, per non farsi mancare nulla, ha anche aggiunto un’offerta di gemelli da polso realizzati a mano utilizzando bronzo e argento italiani (ovviamente). Insomma, chiunque scelga di affidarsi alle sapienti mani dei suoi sarti e artigiani, ma soprattutto alla suo spiccato gusto, può costruirsi interamente e a proprio piacimento un intero outfit. Tutto può essere personalizzato, il capo e i suoi accessori dovranno essere la precisa espressione della personalità del cliente: ogni scelta rappresenterà pienamente gusti e attitudini personali dello stesso.

Affascinato dalla sua voglia di fare, d’accordo con Alessandro, abbiamo scelto di coronare il mio avvicinamento a questo nuovo modo di intendere la sartoria napoletana, neanche a farlo apposta, con un abito 3 pezzi di velluto (per l’appunto non propriamente un tessuto tipico di questa scuola), ma con dettagli che rispettassero la sua storia. Revers ampi a lancia, spalla ovviamente a camicia e pantaloni a vita alta con doppia pinces rovesciata senza passanti. Tutto sarà meglio visibile durante Pitti Uomo inverno.

Dopo circa due settimane dal nostro primo incontro a Milano in cui, oltre che alla scelta del tessuto, ho avuto modo di scambiare piacevoli chiacchiere con Alessandro, ne ho approfittato per raggiungerlo a Napoli. Lo show-room rappresenta appieno la sua personalità e il suo modo di intendere la sartoria, che vi ho sopra descritto: moderno ma abbellito da reperti storici che richiamano la scuola sartoriale della sua città. Le immagini della prova parlano da sé, ma due parole meritano di essere spese. Com’è noto, la prima prova con un nuovo cliente non è mai come ci si aspetti. Il sarto non conosce le forme e le proporzioni esatte del cliente, il suo gusto e le sue necessità. Ha semplicemente delle misure, dei numeri e nient’altro. Alessandro, però, è stato abile a “leggere” questi valori e a studiare le mie forme riferendo il tutto, poi, al sarto che lo ha riportato sul tessuto. Ciò dimostra, ovviamente, una forte intesa tra sarto e titolare e, difatti, il risultato della prima prova è veramente ben riuscito. Sebbene io abbia una forte muscolatura sulla parte alta del corpo, il giromanica non mi crea fastidio e il dietro è ben pulito, nonostante abbia le scapole sporgenti. Il pantalone appiomba bene e regge perfettamente sui fianchi e sul cavallo. Ci saranno poche alterazioni da fare tra cui togliere un po’ di tessuto sulle maniche e sui fianchi in modo tale da far risaltare di più la mia silhouette. Non sarà neanche necessaria una seconda prova, per quanto ci siamo portati avanti con la prima: non vedo l’ora di averlo a casa e di portarlo con me a Firenze per mostrarvelo più nel dettaglio!