Tutti noi siamo cresciuti col mito di poter diventare, un giorno, una star di Hollywood. Vero è che i ragazzi della mia generazione hanno dei punti di riferimento totalmente diversi, per stile e talento, ma ci sono icone che vanno oltre le generazioni di appartenenza. Mi riferisco, indubbiamente, a soggetti del calibro di Steve McQueen, Cary Grant, Marlon Brando, Paul Newman e Robert Redford che per ovvi motivi non hanno bisogno di presentazioni alcune. A prescindere che tu sia di metà 20esimo secolo o 20esimo inoltrato o,  addirittura, 21esimo non puoi non aver mai apprezzato il carisma, la caratura e lo stile di questi personaggi senza tempo. E quanti di noi hanno desiderato di poter indossare i panni di questi nostri idoli, ma soprattutto, i loro storici capi? Giusto per citarne qualcuno: la G1 Jacket indossata da Paul Newman nel film “Dalla terrazza”; la Safari Jacket vestita da Clark Gable nel “Mogambo”; la Sahariana Jacket usata da Roger Moore in quel di “007 – L’uomo dalla pistola d’oro” o la variante con cintura indossata da Robert Redford nel film “La mia Africa”. E potrei continuare.

Allora perché non ricreare questi iconici capi usando unicamente manodopera e pellame rigorosamente italiani? E’ stata questa l’idea avuta da un gruppo di ragazzi romani quando hanno voluto dare il “via” ad un progetto chiamato Atacama. Il nome non è stato scelto a caso: l’Atacama è conosciuto per essere il deserto più arido del mondo, caratterizzato da crepe e grossi solchi che tagliano letteralmente il terreno rendendolo affascinante nella sua conformazione. Ed è proprio l’effetto visivo dei virtuosi spacchi sulla terra arida che ricorda le rughe di un tessuto di pelle vissuto, sentito e utilizzato per molti anni tenendone traccia nel tempo e nella memoria. “La pelle di una giacca conserva nel tempo la storia, la vita di chi lo indossa, dei luoghi che ha vissuto; il terreno allo stesso modo cambia forma, si ricuce per poi riaprirsi come un segno, una cicatrice che lo identifica“, scrivono i ragazzi di Atacama per spiegare ancor meglio il significato del loro nome, del loro progetto.
Il loro obiettivo è quello di combinare un gusto vintage con quello moderno ma anche preservare uno stile classico. L’epicentro del loro progetto è costituito da due fattori: la pelle e la centralità del cliente. Tutti i prodotti (giacche, gilet, bomber ecc.) sono realizzati in pelle, accuratamente scelta e lavorata da sapienti mani di artigiani italiani. Innanzitutto il materiale usato può essere o Nubuk o pelle naturale. Il primo è un materiale che viene ricavato generalmente dalla pelle di mucca, di vitello e di montone la cui parte esterna presenta generalmente piccole imperfezioni e segni che aumentano indiscutibilmente il fascino del prodotto stesso. La pelle conciata al vegetale, invece, assorbe le tracce del vissuto. Invecchia, ma non si rovina. Sono proprio i cambiamenti e le personalizzazioni che avvengono col tempo e con l’uso a testimoniare la naturalezza del prodotto. Tra le varie declinazioni, le giacche possono essere prodotte con pelle capra (naturalmente anche scamosciata), vitellino, agnello e cervo.

Ma come già vi ho annunciato, il secondo tassello del loro progetto vincente è costituito dalla centralità del cliente. Difatti, oltre ai prodotti realizzati RTW, Atacama offre un servizio bespoke soltanto in alcune selezionate e rinomate sartorie site in tutta la Penisola. In tal modo è possibile avere un capo fatto completamente su misura, ma soprattutto ideato in tutto e per tutto dal cliente stesso. Si possono ottenere oltre 10 milioni (si, avete letto bene) di combinazioni grazie alle molteplici selezioni i bottoni, zip, pelli e fodere interne. Ad esempio, la scelta dei bottoni varia da quelli in vero corno – nel rispetto delle norme a tutela degli animali – color beige, marrone scuro, nero e marrone opaco. Atacama ne esalta le particolari caratteristiche mediante decorazioni laser, effetti lucido/opaco, finiture vintage e di altro genere, realizzando in questo modo bottoni in corno personalizzati esclusivi e raffinati. Le zip, invece, possono essere in argento invecchiato, ottone antico o in titanio; e così via. Ma il fiore all’occhiello, a mio avviso, sono le fodere interne: contraddistinguono a 360° lo stile e l’autenticità della giacca. E’ consigliabile d’inverno la scelta delle fodere in puro cashmere, mentre d’estate sono consigliate quelle in seta leggera. Posso assicurare che, seppur l’Italia sia un paese molto afoso d’estate, le giacca Atacama possono essere agevolmente usate anche durante le serate estive senza che il corpo risenta troppo del caldo.

Direi, a questo punto, di lasciar perdere le parole ed altre presentazioni e osservare i loro prodotti. Non c’è bisogno di  aggiungere altro.
In foto la loro giacca Safari chiamata Robert in onore del grande Robert Redford che l’ha indossata durante il film “Out of Africa” nel 1986.