Ogni disciplina che si rispetti ha un suo A-B-C. La scienza ha le cellule, la giurisprudenza ha le norme, la matematica ha i numeri, invece la sartoria ha i tessuti, cioè manufatti costituiti da fili intrecciati tra loro tramite il procedimento di tessitura e costituiti da due elementi: l’ordito, l’insieme dei fili tesi sul telaio; e la trama, l’unico filo che percorre da una parte all’altra l’ordito.

Per chi è alle prime armi è bene che abbia nel proprio armadio almeno quattro abiti di cui due invernali e due utilizzabili in tutte le stagioni a seconda, per l’appunto, del tessuto con cui sono realizzati. Chi invece è più esigente e facoltoso, avrà un guardaroba molto più differenziato con tessuti di mezza stagione o totalmente estivi o invernali. Oggi cercherò di parlarvi dei più importanti e comuni nelle sartorie, da tenere a mente quando si vuol commissionare un abito su misura.

  • Cashmere: fibra ottenuta dalla lana delle capre allevate nelle zone del Tibet, sugli altipiani della Mongolia (le più pregiate) o dell’Iran (le meno pregiate), paesi nei quali vengono allevate grazie alle particolari condizioni atmosferiche ivi presenti. Il cashmere è il tessuto invernale di lusso per eccellenza;
  • Cotone: fibra ottenuta dai peli che crescono sulle omonime piante. Il suo uso è prettamente estivo, difatti è da ostacolo ai raggi del sole anche se in tal modo non favorisce la respirazione della pelle. Inoltre è un tessuto che si presta molto ad essere stropicciato;
  • Flanella: tessuto caratterizzato da una superficie calda, morbida e pelosa. Molto utilizzata per le camice con fantasia a quadri e per gli abiti con pattern gessato o Prince of Wales;
  • Gabardina: tessuto per intenditori. Viene fabbricato in lana, misto lana o cotone con grammature diverse, di modo tale da poter essere utilizzata in diverse stagioni, ma preferibilmente in quelle calde. Molto utilizzato per capi singoli, pantaloni o giacche;
  • Lino: fibra naturale estratta dall’omonima pianta. Rappresenta il tessuto estivo per antonomasia e, dal mio personale punto di vista, o è amato o è odiato da chi lo indossa. Freschissimo ma tende a stropicciarsi molto, non irrita la pelle ma si sporca facilmente;
  • Lana: fibra tessile animale ottenuta dalla tosatura di capre di razza merino o incrociate. E’ il più diffuso e comune tessuto che, a seconda della grammatura, può essere usato in qualsiasi stagione. Da non confondersi con il fresco lana, che rappresenta uno dei tantissimi tipi di lana in commercio, la cui finezza viene indicata con la sigla “super’s” accompagnata da vari indici numerici (120’s,140’s,180’s): maggiore il numero, maggiore la finezza dell’ordito e quindi maggiore la qualità del tessuto;
  • Seersucker: tessuto fabbricato in cotone ed utilizzato solo per abiti estivi, per i gentleman più esigenti. E’ disponibile in vari colori a righe (perlopiù l’accostamento del bianco ad altre colorazioni) ed al tatto è molto grezzo;
  • Seta: fibra tessile prodotta dal baco da seta specialmente in Cina ed in Giappone. Il suo utilizzo, dato il pregio e la morbidezza, è destinato all’abbigliamento da sera (tuxedo, tight) e nel settore degli accessori (cravatte e pochettes);
  • Velluto: tessuto peloso e tipicamente invernale. Ce ne sono di vari tipi, in questa sede mi concentrerò su due di essi: il velluto liscio ed il velluto millerighe. Il primo è utilizzato su capi singoli (perlopiù giacche) molto eleganti, ad esempio i tuxedo. Per gusto personale trovo elegantissimi gli smoking con giacca in velluto verde, blu notte o nera. Troppo eccessiva la variante rossa. Anche il secondo è utilizzato per capi singoli (giacche o pantaloni), ma per chi vive in paesi freddi viene destinato anche ad abiti interi. Molto bella la sua colorazione marrone, ruggine o blu navy.
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