Come da voi richiesto, ho deciso di dedicare questo articolo ad uno degli elementi portanti del guardaroba maschile: le scarpe. Non è infatti un caso che da esse dipendono le sorti dello stile di un uomo. Basti pensare ad uno stivale utilizzato d’estate oppure ad un mocassino nero indossato con un fresco abito beige di lino: sono questi i dettagli che distinguono gli uomini dai gentlemen eleganti. Rinviando ad un ulteriore prossimo articolo l’analisi tecnica della composizione di una calzatura, cercherò di soffermarmi sulle tipologie di scarpe maschili utilizzando prevalentemente materiale del mio guardaroba accompagnandolo con altro esterno:

  • Derby: Scarpe dall’aspetto robusto e dall’allacciatura aperta che conferisce alla calzatura un aspetto più sportivo. Sono, difatti, utilizzate sia in occasioni formali (se di color nero) o per il free-time (se di color marrone testa di moro, cordovan o scamosciato);
Derby a coda di rondine (Church’s)
Derby liscio (Alden Shoes)
  • Brogue: Classica calzatura britannica con la particolarità legata alla sua decorazione traforata (cd nido di rondine) da cui prendono il nome (il broguing è il nome anglosassone del loro processo di produzione nato in Scozia per velocizzare l’asciugatura delle scarpe). Sono tipicamente utilizzate in marrone o cordovan, colori che si sposano perfettamente con il tipico stile informale british che predilige colori forti come il verde o il marrone, prevalentemente a fantasia quadrate o Prince of Wales ( e dico informale non a caso, poiché sono noti due detti inglesi: “no brown after 6″ e “no brown in town”);
Brogue nella variante mocassino con nappina (Bowtie)
Brogue nella variante derby (Edward Green)
  • Oxford: Conosciute anche come francesine sono le scarpe formali per eccellenza (specialmente se accompagnate da una suola in cuoio), utilizzate in cuoio di vitello nero, ma indossabili anche in occasioni più informali se scelte di diverso colore, pelle o nella versione brogue. Il loro utilizzo è diffuso anche in occasioni speciali nella variante lucida (matrimoni e cerimonie), ma rigorosamente accompagnate ad un giusto outfit (tight o smoking);

    Oxford classica (Edward Green)
  • Penny Loafer: In Italia conosciute come mocassini, sono molto curiose le leggende legate alla provvidenza di questa calzatura. Il loro utilizzo era domestico, ma successivamente furono accostate all’abbigliamento dei college americani i cui studenti erano soliti inserire una moneta nel traversino  (da cui il nome penny loafer). Un’altra storia è legata sempre alla tradizione americana: la moglie di un grosso imprenditore americano usava baciare le scarpe del marito prima di andare a dormire e da ciò scaturisce la forma di labbra femminile sulla mascherina della scarpa. Ultima leggenda di provenienza britannica proviene dal significato “loafer” che in slang vuol dire “pigro”: difatti non presentando lacci sono le tipiche scarpe indicate per chi non ha tempo/voglia di allacciarle;
L’iconica Penny Loafer (Cardinale Scarpe Milano)
  • Tassel Loafer: Una variante del mocassino molto apprezzata in tempi recenti. La loro particolarità è la nappina sulla tomaia, dettaglio che consente di utilizzarla anche in ambiti informali;
Tassel Loafer scamosciato testa di moro
Tassel Loafer in vitello nero (Morjas Shoes)
  • Belgian Loafer: Calzatura eccentrica molto utilizzata dal dandy moderno. Ideate originariamente da una famiglia belga emigrata in America negli anni ’60 e ivi rivendute maggiormente. Sono caratterizzate da un fiocchetto/nodo sulla tomaia, che le rendono uniche nel loro genere. Utilizzate soprattutto in estate senza calze, ma anche in inverno se scamosciate o di colorazioni scure;
Belgian Loafer con fiocco (Bowtie)
  • Monkstrap: sono una variante delle Derby ma con la particolarità che i lacci sono sostituiti da fibbie (una o due a seconda dei modelli). Il nome deriva dal credo secondo cui questa calzatura ricorda il sandalo di un frate. Se utilizzate nere risultano molto formali e perfette per un abbigliamento business;
Monkstrap monofibia con frange e coda di rondine (Velasca)
  • Polacchine: Un ulteriore esempio di scarpa di origini britanniche, ispirata alle calzature dei soldati inglesi durante la Grande Guerra. Sono perfette per i completi in tweed o se indossate sotto pantaloni di velluto o fustagno. Da usare rigorosamente con le calze;
Polacchino scamosciato testa di moro (Velasca)
  • Stivale Chukka: Alro esemplare di scarpa anglosassone il cui nome deriva dal termine usato nello sport del polo per indicarne un tempo di gioco. Sono più alte delle polacchine (generalmente 3/4cm sopra la caviglia) e possono essere lisce o a coda di rondine. Il loro più comune utilizzo è nella variante scamosciato testa di moro o sabbia.
Stivaletto a coda di rondine scamosciato (DIS)
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