Da sempre Roma è l’emblema della “classe italiana”. Le sue eleganti boutique di Via Condotti, il mito della “dolce vita” di Fellini e Mastroianni degli anni 60’, gli eleganti caffè in Via Veneto, sono l’esempio, nella penisola e all’estero, non solo di patria di arte e cultura, ma anche di moda e savoir-faire. Nonostante la crescita di stilisti, pret-à-porter e low cost industriali, nella Capitale la tradizione sartoriale è sempre rimasta viva e forte, soprattutto grazie ad alcune realtà che risultano essere, per gli addetti al mestiere, una vera e propria speranza di una professione a rischio estinzione.
Durante i miei giorni capitolini, per potermi avvicinare ad altro dei metodi sartoriali italiani, ho fatto visita alla rinomata sartoria romana Luigi Gallo di via Flavia 45  i cui sarti, nel corso della storia, hanno confezionato abiti per personaggi del calibro di Giuseppe Ungaretti, Michele Placido, Sergio Castellitto, Giancarlo Giannini e Stefano Accorsi.
Ad accogliermi è stato Marco Gallo, General Manager della sartoria, nonché figlio del Presidente e fondatore Luigi Gallo, punto di riferimento assoluto per la scena sartoriale romana. Nel loro atelier si respira aria di tradizione ed esperienza; sul bancone numerose tele dei tessuti più pregiati con cui i loro sarti sono soliti lavorare: Scabal, Loro Piana, Holland&Sherry, Drago.
Tra le cose che mi hanno colpito di più del loro modus operandi, due meritano assolutamente maggiore attenzione.
La prima è l’ideazione di un metodo sartoriale caratterizzante, divenuto ormai il loro marchio di fabbrica: il metodo sartoriale Luigi Gallo, che è stato pensato in cento anni di esperienza sartoriale e che consiste nel trasferire le misure di ogni cliente su un modello di carta personalizzato in modo tale da consentire, per una confezione futura, di passare direttamente alla seconda prova. Vengono lasciati dei margini di tessuto di pochi centimetri, al fine di adattare l’abito nel corso degli anni al possibile e fisiologico cambiamento nel tempo del cliente. I loro prodotti sono interamente lavorati a mano per dare loro dettagli artigianali unici. Un esempio ed omaggio all’artigianalità della vecchia scuola italiana è l’utilizzo di un sottile strato di cotone rinforzato con crine di cavallo per foderare l’interno dei completi. Si noti, inoltre, che per realizzare un abito Gallo vengono impiegati 25.000 punti e circa 100 ore di lavoro.
L’altra curiosità che ha rapito la mia attenzione è la passione che il Sig. Luigi e suo figlio Marco vogliono trasmettere, tanto che, da qualche anno, la loro famiglia ha aperto la scuola di Alta Sartoria a Roma che conta già 30 iscritti, in cui giovani apprendisti sarti si iscrivono per poter apprendere i trucchi di questo affascinante mestiere e tramandarlo di generazioni in generazioni. La scuola offre dei veri e propri corsi (taglio, pantalone, giacca, imbastiture) divisi a seconda dei giorni con apposite classi specifiche dedicate ai giovani sarti non italiani.
La Sartoria Gallo si propone quindi come emblema di un riuscito connubio tra tradizione e innovazione, a mio avviso attributi che dovrebbero essere scontati ma che molto spesso, purtroppo, in questo settore non lo sono.
Per concludere, ho commissionato loro la realizzazione di un abito doppiopetto blu in lana s130’s (270 gr/mt) del lanificio Loro Piana (in foto quello a destra).
IG profile: @sartoria.gallo
Dove si trova: Via Flavia 45, Roma