Ennesimo capitolo pugliese e ciò non può che rendermi sempre più orgoglioso della mia Terra. Troppo spesso la qualità viene ricercata lontano dalla propria Casa, ma a volte risulta essere proprio dietro l’angolo. In questo caso ci troviamo a Martina Franca, perla pugliese nella provincia di Taranto la quale, insieme a Ostuni, Locorotondo, Alberobello e Cisternino, costituiscono gli epicentri della bellissima Valle D’Itria. Sarà per il bianco delle costruzioni o per la vegetazione che li incornicia, ma ogni paese, ogni borgo della Valle D’Itria, è avvolto da un’atmosfera magica e quasi fiabesca. Inoltre, questa valle è fortemente caratterizzata da una lunghissima tradizione artigiana che in ambito tessile trova la sua migliore espressione nell’arte del taglio e della confezione. Questo settore negli anni ha rappresentato per tutta la zona, e per la città di Martina Franca soprattutto, una delle principali fonti di ricchezza dal punto di vista economico e sociale.
La storia della Sartoria di Giuseppe Ancona è (quasi) secolare. La sua passione, infatti, è il frutto di un passaggio di testimone durato più di 3 generazioni, grazie a suo nonno che nel 1932 diede inizio alla tradizione di famiglia nel campo delle cravatte. La bravura e la passione per l’artigianato hanno portato il nonno, il padre Raffaele e lo zio Franchino a spostare il business nel campo delle camicie, giacche e capispalla. La notorietà del brand Giuseppe Ancona crebbe prendendo tutta la zona del barese e non solo. Professionisti, imprenditori e business men di tutta la regione si recavano presso la loro sede, fondata nei primi anni del 1960, per testare i loro prodotti. Di conseguenza Giuseppe ha da sempre vissuto nell’ambiente tessile e artigianale, assaporandone le tradizioni e condividendo con la famiglia le ambizioni di crescita nel settore. La sua propensione all’artigianato l’ha spinto a trasferirsi a Firenze per studiare marketing strategico operativo applicato al settore dell’abbigliamento presso l’Istituto Internazionale Polimoda. Scelta insolita e coraggiosa per chi aveva la “via spianata” potendo lavorare sin da subito nell’azienda familiare, ma figlia della tenacia e perseveranza che mi ha sin da subito colpito di Giuseppe.
Dopo anni di studio, ricerca e lavoro Giuseppe consolida i metodi e gli strumenti per creare un prodotto nuovo e di qualità che rispecchia tutta la creatività e il know how della tradizione italiana specializzandosi nel campo tessile delle camicie.
Ricerca del dettaglio, altissima qualità, passione sartoriale e lavorazione artigianale su misura sono gli ingredienti che compongono la ricetta delle camicie di Giuseppe Ancona.
Ogni fase della lavorazione viene seguita solo ed esclusivamente all’interno della sartoria da manodopera altamente specializzata e locale. Questo comporta che i passaggi siano, per tutto il processo di produzione, controllati e gestiti da Giuseppe stesso, senza affidarli a soggetti terzi compromettendo così le qualità.

Al centro del progetto vincente risiede, indiscutibilmente, la centralità del cliente. La personalizzazione della camicia Giuseppe Ancona passa per tutte le loro richieste: la scelta del tessuto tra più di 2000 tessuti degli storici e blasonati cotonifici (Albini e Riva su tutti), la definizione della vestibilità ottimale (slim, comfort, large), la scelta dei particolari (iniziali, spalla a camicia, tipo di collo) e, infine, la creazione del modello sul quale vengono trasferite le misure. La fase del taglio è ovviamente e rigorosamente realizzata a mano potendo così seguire in maniera naturale la sinuosità delle forme del corpo umano, pur garantendo la massima perfezione. Alla tradizione manuale si applicano le più innovative tecnologie volte a cucire ad un ago e con 9 punti per centimetro con macchine lineari non automatiche. Il tutto richiede ben 9 ore di lavoro effettivo nei quali vengono scandite da 9 fasi di assemblaggio, tutte realizzate rigorosamente a mano, grazie all’arte di ricamatrici esperte. Sono ribattuti con impunture a mano il collo, gli spallini, i due davanti, i giromanica assemblati con manica spostata a busto chiuso, i travetti di rinforzo sui fessini, i bottoni cuciti a giglio fiorentino, le mouches applicate con punto a cavallo. Questa è solo la base. La camicia che ho scelto di realizzare, in popeline bianco doppio ritorto di Albini, ha addirittura 25 passaggi a mano tra cui giromanica, mosca, travetto, collo, bottone, manica, ribaditure interne ed esterne. Giusto per citarne qualcuna. Il comfort ottenuto non ha paragoni, sembra quasi non indossarla. Il giromanica cucito a mano, prima volta in assoluto, rende la camicia comoda e utilizzabile in ogni contesto. A discapito di quanto si possa pensare, non essendo ribattuto a mano, Giuseppe è stato bravissimo a rendere il giromanica comunque resistente, nonostante non sia stata utilizzata macchina cucitrice alcuna. Per l’occasione ho voluto anche testare la bravura creativa di Giuseppe facendogli realizzare ad hoc uno speciale collo italiano con vele di 9.5 cm per uno stile più formale. Le foto del risultato parlano da se.

Ma penso che la parte migliore di questa esperienza, che mi sta portando a raccontare varie realtà artigianali sparse per tutta Italia, sia conoscere nuove persone. Posso con estrema felicità dire di aver avuto l’onore di conoscere due persone splendide, Giuseppe e la moglie, che si sono mostrati entusiasti nell’ospitarmi e accudirmi fin dal mio approdo a Martina Franca. Quando il costumer care va aldilà di un semplice servizio…