“Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia”. E’ così che il poeta/scrittore Johan Goethe pensava circa il porsi un obiettivo. Questa è stato, per l’appunto, il motto di Riccardo Tonon, sarto 24enne della provincia di Forlì-Cesena, più precisamente di Cesenatico. Qual’è stato quindi il suo obiettivo? Discostarsi dal lavoro dei propri genitori, alberghieri della rinomata riviera romagnola, per perseguire il suo sogno: aprire una bottega personale dedicata a ciò che più ama fare. Creare, disegnare, cucire.

Inutile dire che Riccardo è pienamente riuscito nel suo intento, la cui realizzazione suona ancor più difficile se si pensa che la sua attività è locata in un territorio, sebbene florido di turismo, poco noto per l’artigianato, soprattutto quello legato all’alta moda maschile il cui epicentro rimane il Sud Italia. Ma quando dalla tua hai la passione, un bel quantitativo di coraggio, l’intraprendenza, oltre che l’indiscusso talento, risulta tutto più “facile”.

Riccardo ha iniziato a sognare in grande dopo aver frequentato la scuola di taglio di Cesena che lo ha portato a conoscere Roberto Francisconi e Gabriella Aloisi, due maestri sarti che gli hanno insegnato nel giro di 2 anni le tecniche opportune per “chiudere” giacche e pantaloni, ma anche cucire asole a mano. A questo punto, nel Giugno del 2017, apre a Cesenatico la propria sartoria, situata nel pieno centro storico – sul porto canale – a due passi dalla tipica piazzetta delle conserve. E’ qui che Riccardo impiega la maggior parte del suo tempo per “costruire” da zero gli abiti che gli vengono commissionati da clienti di tutta la zona, e non solo. Ciò che lo contraddistingue, in primis, è il mix di stili che Riccardo adopera nella realizzazione dei capi, napoletano per la leggerezza sempre contenuta della giacca e fiorentino per la presenza della sola e unica ripresa sul fianco in modo da lasciare la giacca più pulita sul davanti senza creare riprese difronte. Altra peculiarità: è Riccardo stesso che dice di essere nato per cucire i pantaloni e che la giacca è venuta solo in un secondo momento. Ciò è sicuramente affermato con cognizione di causa dato che, a parer mio, è proprio il pantalone uno dei cavalli di battaglia del giovane sarto. Vedere le foto per credere.

Attenzione, il fatto che il giovane sarto non deleghi altri nella realizzazioni di parte del lavoro non è cosa di poco conto. Riccardo è da solo in bottega, quindi tra i pregi dei suoi abiti vi è indubbiamente la cura del dettaglio, la precisione e la dedizione al lavoro che traspare da ogni punto dell’opera. Le giacche sono realizzate totalmente a mano per preservare la tipica tradizione sartoriale, ormai poco rispettata o comunque non rispettata da chiunque.
Per un pantalone, difatti, servono 16 ore mentre per una giacca oltre 70. Una sola asola cucita a mano necessita di ben 20 minuti di manodopera. Inoltre a mano sono realizzai i fusti interni, le cuciture del fianco, i giri dei davanti, i trapunti dei revers. Diciamo che la macchina da cucire non è ben accettata nella sua bottega. La realizzazione di più di una centinaia di passaggi fatti a mano richiede sì più tempo, ma garantisce una maggior precisione e morbidezza di un lavoro fatto accuratamente alla macchina da cucire.

Per testare il suo talento ho commissionato un 2 pezzi di lino irlandese dell’azienda Dugdale&Bros  (280gr), 3 bottoni. stirato a 2 con revers di 10.5 cm, in linea col gusto formale e ricercato di Riccardo, tasche applicate con impuntura a riva e taschino a petto tagliato, fodera marrone chiaro. Il 3 bottoni stirato a 2, ripreso dall’antica tradizione sartoriale napoletana, fa sì che il rever ruoti fino al secondo bottone aumentano l’ampiezza del busto risaldandone le forme. Per quanto concerne il pantalone, invece, ho optato per un classico a vita alta con doppia pinces all’inglese, senza passanti con cinta 4cm e orlo 4.5cm.

In prima prova, come si può notare in foto, ho indossato l’abito totalmente imbastito, con due maniche (cosa non usuale), senza tagli di tasche e taschini e senza fodera. Questa prova è nota anche come “la prova del sarto”, dato che è più utile per il sarto che per il cliente. E’ grazie a questo passaggio che Riccardo ha potuto notare i miei difetti fisici (scapole sporgenti, giromanica forte, spalla larga) per poter poi definire l’abito in seconda prova tenendo conto delle considerazioni fatte durante la prima.

Dopo circa due settimane e mezzo ho raggiunto nuovamente Riccardo per la seconda prova: la giacca presenta tutte le tasche, la mostra e la fodera. Qui viene modificata giusto la misura della sfiancatura e le ultime accortezze, quali la lunghezza delle maniche e l’appiombo delle stesse e quello dei pantaloni, punto per me fondamentale. E difatti, come si può notare, il pantalone cade perfettamente, con un taglio di pinces profondo, tagliente e preciso come piace a me.

Con due prove così promettenti l’abito non poteva che uscire impeccabile, tanto da sfoggiarlo durante Pitti Uomo 96. nella bellissima scenografia di Firenze. Ecco il risultato.